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Il Tacuinum Sanitatis della B.IN.G. La natura da sempre è stata fonte di nutrimento, di vita, e di rimedi per le malattie. Lo studio accurato e approfondito di ciò che la natura offriva, ha portato da sempre l’uomo all’individuazione di certe regole necessarie al proprio benessere. Il nesso tra medicina e natura, tra medicina e orticoltura è sempre stato assai stretto. La farmacopea era basata prevalentemente sull’impiego di prodotti vegetali e animali, combinati semplicemente tra loro, oppure con l’aggiunta di minerali, per dar luogo a medicamenti assunti sotto forma di cibo o di bevanda. La coltura dell’orto, assai diffusa nella società medievale, trovava separate applicazioni pratiche, sia che le colture fossero destinate all’uso propriamente alimentare, sia che si trattasse dei “semplici”, destinati ad un utilizzo esclusivamente medico. Poiché la medicina era intessuta nella vita quotidiana con tutti i bisogni elementari che questa comporta quali il mangiare e il bere, il dormire e la veglia, l’accoppiarsi, il respirare, l’evacuare, il provare passioni ed emozioni, un alto valore terapeutico era attribuito ai cibi, nella convinzione dell’equazione salute=cibo. Si trattava di concretare un aureo equilibrio, un controllo alimentare che esaltasse le virtù dei singoli cibi, la loro natura calda/fredda e secca/umida secondo le prescrizioni dei testi medici dell’antichità classica e della precettistica della Scuola salernitana. Con i precetti di questa scuola medica, l’empirismo degli arabi, armoniosamente fuso con il dettato degli autori greci e latini, ha segnato, a partire dall’XI secolo, una svolta decisiva nella medicina. E se il Regimen Sanitatis o Flos medicinae resta l’espressione più nobile e antica della prassi clinica, i Tacuina o Theatra Sanitatis, volgarizzandola e applicandola alla vita quotidiana, ne hanno mantenuta sostanzialmente intatta la vitalità, anche dopo l’introduzione della stampa. Il Tacuinum Sanitatis appartiene ad un genere di letteratura essenzialmente pratica. E’ un’enciclopedia medica illustrata che ebbe vastissima diffusione nel Medioevo e nel primo Rinascimento, prima in forma manoscritta e poi a stampa, derivando dalla letteratura degli erbari, dei bestiari e dei lapidari, costituendo, pero’, una categoria a sé. L’erbario riguarda, infatti, soltanto i “semplici”, gli elementi cio è che si trovano così come sono in natura, e non manipolati da parte dell’uomo. All’origine del testo scritto sta la medicina araba. Il Tacuinum Sanitatis si basa, infatti, sulla traduzione latina di un’opera araba composta da un medico cristiano di Baghdad, Ibn Butlan, vissuto nell’XI secolo. Gran viaggiatore (soggiornò ad Aleppo, Antiochia, Laodicea, Jaffa, Il Cairo e Costantinopoli), egli si fece monaco e morì ad Antiochia verso il 1068. Il termine arabo taqwim, che significa disposizione, organizzazione, tabella, sta già ad indicare che si tratta di una sintesi che pone entro uno schema tabellare le norme igieniche desunte da più ampi trattati. L’iconografia ha il compito di facilitare la comprensione del testo attraverso l’immagine. L’opera è una presentazione sinottica delle cosiddette “cose non naturali”. Per ogni alimento, o altra res non naturales sono menzionati la natura, cio è le qualità primarie, il grado, la scelta, l’utilità, la nocività, il possibile modo di correggerla, gli umori prodotti e gli effetti sul corpo, seguiti da raccomandazioni attorno ai temperamenti, l’età, la stagione o il paese del consumatore. Alla fine gli insegnamenti sono completati da un testo che sinteticamente riporta le posizioni delle diverse autorità, i temperamenti a cui si adattano di più, le stagioni in cui è meglio assumerli, l’età in cui sono piu’ consigliabili, le regioni di produzione. Il Tacuinum è quindi un’opera sistematica, che non si limita ai soli alimenti, ma tratta anche preparazioni culinarie, cotture, e cita fiori e altre componenti non naturali. La datazione della traduzione latina è stata oggetto di un’ampia letteratura. Come autori sono stati citati Gerardo da Cremona, ma anche il giudeo Farag Ben Salem, conosciuto maggiormente con il nome di Faragut, che alla corte di Carlo d’Angiò di Napoli, oltre al Continens di Rhazes e alla Chirurgie di Mesue, tradusse il Tacuinum Aegritudinum di Ibn Jazlan, testo spesso confuso e copiato in uno stesso manoscritto con il Tacuinum di Baghdad. Il manoscritto veneziano conservato alla Biblioteca Marciana (Z.315), che risale al XV secolo, propone, ad esempio, la possibilità che il Tacuinum sia stato tradotto dall’arabo in latino nella seconda metà del XIII secolo, probabilmente alla corte di Manfredi di Sicilia. E’ solo, comunque, alla fine del secolo XIV che il Tacuinum Sanitatis fu, in Lombardia, arricchito da illustrazioni, con un’immagine per ciascuna prescrizione. I manoscritti miniati, tuttavia, sono assai più rari dei manoscritti senza illustrazioni. Tenendo conto della situazione della cultura del tempo è indicativo che l’ambiente delle corti italiane avesse determinato la richiesta di opere che potessero essere il compendio di tutto quanto occorreva sapere per ben vivere. Era necessario, naturalmente, che non fossero troppo difficili da consultare, ma di immediata comprensione. Il Tacuinum è stato oggetto di un gran numero di copie fino all’editio princeps del 1531 (la Fondation B.IN.G. conserva un importante esemplare miniato e l’edizione originale). Ma il testo latino presenta numerose varianti, a seconda che il codex sia un manoscritto corrente o di lusso. Se nei primi la versione è vicina all’originale, nei secondi il testo è generalmente ridotto. Sono stati aggiunti alcuni ingredienti che corrispondono ad evoluzioni dell’alimentazione medievale, come il porco, la lampreda o il formaggio secco. Nei manoscritti di lusso le miniature che accompagnano le notizie costituiscono l’elemento principale. Sia i manoscritti in arabo che quelli tradotti in latino, sia le edizioni a stampa, propongono delle tavole divise in scomparti nelle quali sono indicati gli alimenti vegetali e animali, gli stati d’animo, le situazioni metereologiche. In queste tavole sono indicati gli argomenti che costituiscono la materia dei Tacuina miniati. Le indicazioni succinte che stanno nei riquadri dei tabelloni costituiscono la fonte delle notizie che in calce ad ogni illustrazione dei manoscritti miniati spiegano le proprietà delle erbe o degli alimenti rappresentati, gli effetti delle stagioni o degli stati d’animo sulla vita degli uomini. I Tacuina miniati si presentano, quindi, come una sintesi del testo di Ibn Butlan. Intorno al 1470 il Tacuinum Sanitatis fu tradotto in italiano e lo si fece precedere da un erbario, egualmente in lingua italiana. A questa tipologia appartengono 4 manoscritti, tutti su carta, con medesima struttura, tutti compilati intorno al 1475, tutti probabilmente dello stesso autore: Paris, B.N., ital. 1108 (242 miniature); NewYork, Public Library, Spencer 65 (412 miniature); Wien, O.N.B., cod. 5264 (464 miniature); Lugano, Fondation B.IN.G., ms. 15, che qui di seguito analizzeremo. In tutti i manoscritti citati, ogni pagina contiene due illustrazioni con le relative prescrizioni, mentre nei manoscritti latini è contenuta una sola illustrazione. Gli esemplari di NewYork e della Fondation B.IN.G. presentano le maggiori analogie. Due dei quattro manoscritti citati denunciano come autore Giovanni Cademosto da Lodi. Il manoscritto di Parigi, databile con esattezza ante 1471, s’intitola Libro de componere herbe et fructi e fu realizzato su commissione di Borso d’Este, duca di Ferrara. All’inizio del trattato, l’autore in persona scrive: “… ho facto io… novo proposito per conservatione et augumento su cui ha inserito modifiche, o piuttosto aggiunte”. Il manoscritto presenta anche un’esplicita dedica a Borso d’Este (c. 7r) in cui spiega che l’autore “Maestro Giohanne Cademosto de la Cità di Lode” ha studiato piante e cibo di tutti i tipi per scoprire le loro virtù e proprietà nell’intento di migliorare e preservare la salute del Duca. Borso D’Este ricevette in dono l’opera il 9 febbraio 1471. A c. 4v del manoscritto di Vienna si legge che l’opera è una raccolta di tutte le conoscenze su piante e cibi, “le quale parendo ad mi Joanne cadamosto sparse in tanti volumi non con pocha fatica, vigilie et affanni le ho reducte insema”. Molto poco si sa su Giovanni Cademosto. Egli potrebbe essere il Maestro Giovanni citato in un contratto per la costruzione di un nuovo ospedale a Lodi nel 1467, ed è probabilmente il Giovanni Antonio Cademosto di Lodi che insegnò a Bologna dal 1489 e divenne Rettore delle facoltà di arti e medicina nel 1495. Né il manoscritto della Fondation B.IN.G., né quello di NewYork indicano il nome dell’autore, ma la somiglianza con i codici sopracitati fa di Giovanni Cademosto il probabile autore di tutti e quattro i manoscritti. Il manoscritto della Fondation B.IN.G. è composto da un erbario e un Tacuinum, il cui testo è scritto in italiano. Probabilmente costituisce la copia più recente tra quelle conosciute. Puo’ essere datato attorno agli ultimi anni del XV secolo, e presenta forti caratteri nordici che consentono di situarlo nell’ambito dell’Italia settentrionale, e in particolare delle regioni subalpine. Contiene 391 miniature (quasi il doppio di quelle presenti nei primi Tacuina) delineate in inchiostro seppia e dipinte a colori policromi dove prevalgono diverse gradazioni di verde, rosso, porpora, arancio, blu, giallo – ocra. Le illustrazioni sono divise in quattro serie ben distinte. La prima serie va da c. 1r a c. 53v, la seconda serie da c. 55r a c. 62v, la terza serie da c. 64r a c. 76v, la quarta serie da c. 78r a c. 87v. Alle cc. 1r – 53v, e cio è nella prima sezione, è rappresentato l’erbario vero e proprio con indicazione della esattezza botanica dei disegni, e con una breve didascalia che illustra vizi e virtù delle erbe, secondo la complicata classificazione dell’epoca (freddo, umido, caldo, secco; in primo, secondo, terzo grado), per ordine alfabetico secondo la tradizione botanica del De re materia di Dioscoride. Le miniature sono disposte a scacchiera, a due per pagina, e sono in tutto 212. A questa sezione segue la serie degli alberi da frutto (cc. 55r – 62v) rappresentati in ragione di quattro per pagina, per un totale di 64 alberi. Molto più elaborate delle precedenti sono le illustrazioni della terza e quarta serie che rappresentano vere e proprie scene, popolate da uno o più personaggi, di tutte le fasi legate all’alimentazione: la coltivazione, la raccolta, la vendita o l’acquisto del prodotto, la sua preparazione in cucina e infine il consumo. Commercianti che vendono i loro prodotti nelle botteghe, orticoltori e agricoltori mentre coltivano i campi, raccolgono e vendono le verdure, produttori e consumatori di pane, macellai, cacciatori, produttori di formaggi, gente a tavola, scene di cucina, di vendemmia, il tutto a costituire una testimonianza assai concreta di molti aspetti della vita pratica dell’epoca, recanti messaggi più o meno diretti sui costumi, sull’alimentazione e sull’utensileria dell’epoca. Per questo motivo il Tacuinum Sanitatis, che originariamente è un testo il cui principale soggetto è l’igiene e il mantenimento della salute, diviene, grazie alle immagini, una testimonianza della vita quotidiana in tutti gli ambienti sociali e si allontana perciò molto dai libri di medicina e dai trattati sulle piante. Queste ultime due serie sono costituite da 96 miniature in tutto, disposte a scacchiera, su un quarto di pagina (cm. 20 x 13,8). Esse si sviluppano nel seguente modo: precedono le attività connesse con il commercio del pesce, con la produzione e la vendita di formaggi, con la raccolta dei vegetali, con la coltivazione dei cereali. A questa serie segue quella legata alle attività della caccia e della macellazione delle carni. Vi è, infine, una serie scandita da due figure a mezza pagina e da 12 figure a 1/4 di pagina, disposte a scacchiera e senza commento di testo. In ultimo altri 22 disegni di erbe, dichiaratamente posteriori alla produzione del corpus del Tacuinum. Per tutta la restante parte, le illustrazioni risultano eseguite in un medesimo tempo, forse da più mani. La composizione attuale della serie e la struttura generale del Tacuinum risulterebbero risalire almeno al secolo XVI (ad eccezione delle cc. 81 e 82 che sono andate perse), come dimostra una paginazione vergata a penna da mano cinquecentesca. Sempre verso la fine del secolo XVI il manoscritto si trovava all’incirca nell’area geografica di produzione: l’Italia del nord, forse la Lombardia, un’area geografica che notoriamente vide una grande produzione del genere Tacuina, nei secoli XIV – XV. Ciò è attestato da una sottoscrizione, peraltro mutila e un poco oscura, che recita: […]to Baldassar Gallielina/[debi]tore de soldis in Meda (?)/[g]ramathica/1568 adì 29 de novembre. Le virtù di erbe, frutti, piante, carni, la “dieta”, il corretto uso dei cibi e bevande, ma anche “le sei cose non naturali” necessarie all’equilibrio psicofisico trovano, anche in questo esemplare, ampia documentazione. Tuttavia l’iconografia prevale sul testo e le miniature risplendono ancora dei medesimi colori brillanti che vi furono apposti, con tutta probabilità, nel terzo quarto del XV secolo. Una nota di collazione antiquaria suggerisce che le miniature rechino il portato del sofisticato umanesimo italiano, commisto con il primitivo gusto tedesco per il libro illustrato, e ciò a conferma della produzione dei dipinti nell’area Settentrionale e Subalpina, nell’ambito della più lussureggiante fioritura pittorica lombarda del tempo. I commenti al Tacuinum sono vergati in scrittura umanistica non accuratissima; alcune parole risultano ripassate a penna in epoca posteriore e vi sono spazi vuoti per capilettere non eseguiti. Il testo a spiegazione delle immagini si ferma a c. 87v. La caratteristica principale di questo esemplare, oltre all’aspetto nordico e talora perfino “caricaturale” e rozzo di certi personaggi, è la ricerca della profondità di campo in scene molto popolate, dove poco spazio rimane per il fondo nudo di carta. Da notare il cielo onnipresente, dipinto in gradazione di blu con pennellate che imitano le nuvole. Inoltre, tra i numerosi punti di convergenza che uniscono i Tacuina della prima generazione con quelli di questo secondo gruppo, il principale consiste nel fatto che tutte le scene di interni sono inquadrate da una cornice architettonica, dentro la quale la scena si sviluppa con la massima attenzione alla prospettiva. Nessuna rappresentazione del tempo puntualizza con altrettanta efficacia il piccolo cosmo della vita quotidiana come le carte dei Tacuina Sanitatis, trasmettendo quindi una viva memoria di un periodo “naturale” ormai lontano. |
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