Che cos’è la B.IN.G
La Fondation B.IN.G. Bibliothèque Internationale de Gastronomie è nata nel 1992 dall’incontro di un gruppo di studiosi e appassionati di cultura gastronomica, per iniziativa e impulso di Orazio Bagnasco.
La Fondation, che ha sede a Lugano, in Svizzera, è, come ovvio, senza scopi di lucro e ha come obiettivo quello di garantire la conservazione e la consultazione da parte degli studiosi di un patrimonio bibliografico che si è andato formando nel corso degli anni.
La biblioteca è composta di ca. 4000 testi, manoscritti e a stampa, compresi tra il XIII e il XIX secolo, nelle lingue italiana, latina, francese, tedesca, inglese, spagnola, portoghese. Sono inoltre presenti importanti documenti di cultura olandese, svedese, russa e giapponese.
Nella B.IN.G. la gastronomia è intesa in una accezione ampliata e articolata, comprendendo testi di dietetica, igiene, agricoltura, viticoltura, galateo, storia dell’alimentazione, e ancora ricettari, libri di rappresentazione di feste, banchetti, riti e poesie in tema di alimentazione. Si presenta, dunque, come un’area franca del sapere dove, a pieno titolo, possono coesistere ogni scienza e disciplina allorché si occupino di cibo e di alimentazione.
In questo senso la gastronomia ha un rilievo fondamentale nella testimonianza di usi e costumi, di abitudini e convenzioni sociali. Il linguaggio del cibo è un codice complesso, che coinvolge etica, simbologia, ritualità, e si configura come espressione di una identità a volte personale, ma soprattutto di gruppo.
Di conseguenza il processo conoscitivo, operato sulle abitudini alimentari di un popolo, puo’ rivelarsi in realtà maggiormente coinvolgente, gettando luce su altri aspetti legati alla sua storia, alle sue credenze religiose, alla sua cultura.
Sfogliando quindi le pagine dei libri della B.IN.G. si sfoglia la storia, lo sviluppo della cultura dei popoli nei secoli.
Che cosa contiene
La B.IN.G. vanta alcuni fra i piu’ interessanti manoscritti della materia, quali, un “Tacuinum Sanitatis” splendidamente miniato del sec. XV, esemplare ancora sconosciuto agli studiosi; un "Libreto de tutte le cosse che se magnano" anch'esso del sec. XV, interessante esemplare di presentazione da parte dell'autore Giovanni Michele Savonarola al dedicatario Borso D'Este; il "Taiare de cortello" manoscritto del sec. XV di M. Chalesino, il solo manuale in lingua italiana di "trinciante" anteriore alle opere a stampa; e ancora alcuni ricettari medievali, quali "Anonimo Meridionale", manoscritto del sec. XIV-XV, e "Registrum coquine" di Johann de Bockenheim, cuoco di papa Martino V, manoscritto del sec. XV.
Tra i libri a stampa di grande rilievo è l'esemplare, unico, del XV secolo recante l’ "Ordine de le imbandisone", descrizione del pranzo di nozze di Isabella d'Aragona e Gian Galeazzo Sforza; il volume a titolo "Il refugio del povero gentilhuomo" di Giovanni Francesco Colle, pubblicato nel 1520; numerose edizioni del Platina, fra cui l'incunabolo della sua prima edizione datata (1475), recante una interessante e coeva nota manoscritta che cita, per la prima e unica volta, il patronimico Rubro del celebre cuoco Maestro Martino; e di nuovo edizioni di Scappi, tra cui una particolarmente rara, non datata, ma del tutto simile alla prima pubblicata nel 1570; a questi si aggiungono le opere di Messisbugo e di altri protagonisti della letteratura gastronomica quali, per citare il caso italiano, Cervio, Romoli,, Stefani, fino a giungere alle opere di Corrado, Leonardi e Artusi.
Questa letteratura complessa e composita, qui appena accennata, trova sistematica descrizione nelle schede informatizzate della biblioteca, compilate per ciascuna opera e, limitatamente alla letteratura italiana e latina, la piu’ vasta tra le aree culturali considerate, nel "Catalogo del Fondo Italiano e Latino delle opere di gastronomia, Secoli XIV-XIX". |